Chile : 3 giorni dopo
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Tra i mille modi per esprimere riconoscenza e lode a Dio c’è anche il fumetto…alla sezione FLASH del sito in inglese ci sono delle simpatiche ma dal profondo significato vignette.
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Diario di viaggio – India 2009
A Dicembre 2009 abbiamo intrapreso un viaggio missionario per visitare i 25 bambini dell’orfanotrofio di Vinukonda (Andra Pradesh – India) che sosteniami a distanza con la chiesa evangelica Shalom di Novara. E’ stata un’esperienza meravigliosa…qui sotto riportiamo il diario di viaggio.
Sabato 19 ore 20: Il tanto aspettato giorno è arrivato! Siamo in aeroporto e fra poco ci imbarcheremo. Siamo emozionati, ma tranquilli, sicuri che Dio ha permesso questo viaggio e che sarà sempre al nostro fianco. I nostri parenti e amici sono qui per salutarci. Forse ci vedono come “eroi” o come qualcuno che sta facendo qualcosa di “straordinario”, in realtà è solo la grazia di Dio che ci fa stare con i piedi per terra e ci fa realizzare che è Lui che si è mosso, prima ancora di noi.
Dopo 2 ore di ritardo del volo, causa maltempo, finalmente partiamo. Siamo esausti, la giornata è stata lunga, ma ora possiamo goderci un po’ di riposo in aereo… se di riposo si può parlare!
Domenica 20 ore 8: Primo scalo: Dubai. Atterriamo negli Emirati Arabi e ci si rende subito conto che ci troviamo in una sorta di “pianeta sconosciuto”: lo sfarzo è ovunque, ci sembra un sogno! Dopo una breve ricognizione in aeroporto, decidiamo di fare un mini-tour di 4 ore in città, vista la lunga attesa che ci separa dal prossimo volo. Prendiamo un taxi e via, per le enormi strade che ci porteranno a visitare dei posti stupendi (grattacieli, massima pulizia ovunque, macchine lussuosissime e hotel da 600 € a notte e anche più…), dove però, tutto sembra finto… quasi perdiamo il contatto con la realtà, probabilmente perché non siamo abituati, ma ci piace… il comfort e il “bello” piace a tutti e si fa presto ad immergersi e dimenticare che alla porta affianco c’è qualcuno che soffre o che muore di fame. Ma non è il momento per pensare a queste cose, è tempo di goderci il tour.
Le 4 ore, ahimè, sono già passate e ritorniamo in aeroporto, consci di aver vissuto per un po’ nel “mondo dei sogni”, ma che presto ci immergeremo nel “mondo della realtà”. Addio Dubai… India arriviamo!
Ore 20 (+4 ore e mezzo rispetto all’Italia): se il buongiorno si vede dal mattino (in questo caso dalla sera!)… possiamo dire che, a primo impatto, si capisce come vivono gli abitanti dell’India. Caos e frenetismo sono le parole d’ordine in una delle città più grandi della nazione: Chennai, 9 milioni di abitanti. Auto impazzite, clacson stra-usati per segnalare la presenza del veicolo che sta facendo una qualche manovra o semplicemente un sorpasso, piccoli mezzi a tre ruote (a noi noti come “Ape Car”), gialli, usati come taxi, in cui vengono ammassate anche 20 persone, odori acri della spazzatura abbandonata per strada… insomma, delirio.
All’uscita dall’aeroporto troviamo Francis e Lazzarus, due giovani nipoti del fratello Charles Finny Joseph, il responsabile dell’opera Maranatha in India, i quali ci assistono accompagnandoci all’hotel dove pernotteremo la prima notte. Ci regalano delle ghirlande molto colorate, come segno di ospitalità e, rigorosamente, scatta la foto di gruppo! Ora basta però, vogliamo solo riposare… ci attendono dei giorni impegnativi. Disinfestiamo la camera prima di appoggiare le nostre teste sul cuscino (causa presenza di piccoli scarafaggi sotto il materasso e nella stanza) e caliamo in un sonno profondo, mentre i clacson continueranno a suonare tutta la notte… ma questa è l’India: benvenuti!
Lunedì 21: la giornata inizia intorno alle 12 con un incontro di pre-chiusura degli uffici del Centro Maranatha a motivo del natale. L’India è una delle nazioni che festeggia la natività di Gesù: il natale, infatti, è visto dai credenti come un’opportunità per diffondere il messaggio del Vangelo. Nonostante parliamo di una nazione prettamente induista, lo Stato permette la chiusura delle scuole nei giorni di natale e successivi, quindi anche i fratelli che lavorano al Centro Maranatha non sono esonerati da questo periodo di riposo.
Dopo un breve messaggio della Parola da parte del fratello Finny, i fratelli c’invitano a fare dei giochi con loro. Sì, proprio così… in molta semplicità, partecipiamo al “gioco delle sedie”, riuscendo a conquistare due importanti traguardi: Carla il secondo posto tra le sorelle e Andrea addirittura il primo tra i fratelli. Insomma, ci facciamo onore, nonostante il nostro imbarazzo iniziale! Tanta semplicità ci spiazza.
Subito dopo visitiamo gli uffici amministrativi del Centro Maranatha, dove vengono gestite tutte le “children’s home”, cioè le case dei bambini. Qui arrivano i fondi dei vari sostenitori e vengono smistati alle varie case, tramite il pastore locale che porta avanti il singolo “orfanotrofio”.
Alle 14,30 partiamo alla volta di Guntur. I fratelli ci hanno cancellato la prenotazione del treno, a causa dei conflitti attualmente in corso in Andra Pradesh, zona dell’orfanotrofio dei bambini che sosteniamo. Pare che alcuni vogliano l’indipendenza di certe zone e altri vi si oppongano, ma noi ringraziamo Dio… sapete, tante ore in un treno indiano non era proprio il massimo della vita!
Quindi, con una comodissima auto per 7 persone (oltre all’autista, noi 3 e 2 pastori supervisori delle “case dei bambini”) partiamo, in vista di un viaggio che sarebbe dovuto durare 4 ore, ma che, in realtà, è durato 8 ore… la previsione dei fratelli è stata un po’ approssimativa… ma ci va bene così, perché è stato buono rendersi conto della zona in cui eravamo e osservare le condizioni di un popolo che non possiede nulla, eccetto la vita e che, anche quest’ultima, non acquista il dovuto valore se non si conosce Colui che l’ha donata. Signore, apri gli occhi a questa gente affinché vedano chi Tu sei e riconoscano la vera fonte di vita!
All’alba delle 23 circa, quindi, arriviamo a Guntur… all’arrivo, un numeroso gruppo di pastori ci accoglie con ghirlande e fiori per ciascuno di noi… e anche qui, scatta la foto! Eravamo molto emozionati, perchè ci ha commosso il loro forte senso di ospitalità e generosità. Pensate che, così com’erano, sono saliti nella nostra camera per vedere se era di nostro gradimento… avevamo almeno 7/8 persone intorno a noi! Beh, comunque, ottima scelta dell’hotel! Stavolta ci è andata bene… hotel 3 stelle, molto pulito e carino. Grazie a Dio per questo regalo, era la cosa che più ci preoccupava! E’ bello tornare in hotel, dopo una lunga giornata fuori, e trovare un ambiente confortevole e che ispiri sicurezza.
Martedì 22: sveglia presto, breve meditazione sul passo in Matteo 14:22-36 e sul significato del passo di fede che abbiamo dovuto fare prima di intraprendere questo viaggio, non sapendo a cosa andavamo incontro, ma certi che eravamo nella volontà di Dio… e poi partenza x Vinukonda, villaggio dove ha sede il “nostro orfanotrofio”.
Dopo altre 2 ore e mezzo di viaggio per una distanza di 70 km, tra strade polverose e piene di buchi, eccoci arrivati.
Abbiamo pregato tanto per quest’incontro ed finalmente era arrivato quel momento. Subito ci colpisce uno striscione davanti alla casa, che ci accoglieva. I nostri nomi erano su quello striscione e 24 bambini ci attendevano nel cortile, intonando un canto di benvenuto (“Benvenuti, benvenuti ai nostri amati sponsor!”) e riempiendoci ancora di ghirlande e petali di fiori. Non abbiamo potuto trattenere le lacrime. Quei volti, i loro sorrisi, i loro caldi abbracci… tutto sembrava più familiare ora. Riconoscevamo qualcuno di quei volti di cui, per mesi, abbiamo solo guardato la foto, ma ora eravamo lì e nulla poteva distoglierci dal goderci quella comunione. I bambini erano stra-entusiasti di vederci, anche se, inizialmente, c’era un po’ d’imbarazzo… ma, appena presa un po’ di confidenza, si sono lanciati e non ci mollavano neanche per un secondo… eravamo sempre accerchiati da almeno 5 o 6 di loro, contemporaneamente. Erano attratti da noi, dalle nostre foto e video, e da ciò che abbiamo condiviso. Abbiamo mostrato loro i disegni e i cartelloni che i nostri bambini della scuola domenicale avevano preparato, abbiamo cercato di insegnare dei canti, dei giochi, gli abbiamo fatto dei disegni sul viso… e, infine, abbiamo condiviso anche la nutella… molto apprezzata da tutti!
Che belli che erano, tutti lì, ordinati nelle loro divise bianche e blu, con una cravattina marrone a strisce. Le bambine in gonna e i bambini in pantaloncino. Alcune bambine avevano i capelli intrecciati, sempre color nero corvino, con quegli occhi che sembravano truccati tanto erano belli. E tra loro c’erano due “piccolini” che erano le nostre mascotte, Mikel ed Eliah.. con quel visino simpatico e furbetto ci hanno rapito il cuore… avremmo voluto metterli nel bagaglio a mano e portarli con noi in Italia, ma questo non è possibile. Loro devono restare con le rispettive famiglie, se ce l’hanno, e crescere nel loro paese per poter essere un giorno strumenti nelle mani di Dio. Qui c’è troppa idolatria e falsità, è necessario che questi bimbi crescano nella fede e nell’istruzione, per portare una trasformazione alle giovani generazioni. Preghiamo molto per questo!
Il momento del pranzo è stato “particolare”: seduti a terra, noi compresi, con un piatto di riso e pollo, misto a spezie varie… tutto rigorosamente degustato con l’ausilio delle mani! Per loro un gioco da ragazzi, per noi un po’ meno, ma ci adeguiamo. Tutto fa anticorpi.
Era caratteristico vederli mangiare il riso con le mani, impastando lo stesso con le varie salsine e manipolandolo come se fosse creta. Poi agilmente lo portavano alla bocca senza far cadere un chicco. Da notare come alcuni dei bambini, i più grandi in particolare, dopo aver finito di mangiare, si prendevano cura degli altri, prelevando il piatto o versando acqua.
E nel pomeriggio ancora canti, giochi e tempo dedicato a dare loro una carezza o un bacio, forse mai ricevuto in tal modo.
I fratelli, 2 staff oltre al pastore con la moglie, ci portano a visitare la struttura dell’orfanotrofio. Questo si presenta come una piccola casetta celeste, formata da una stanza che funge da locale di culto, mentre di notte si trasforma in dormitorio. Ci sono poi altre piccolissime stanze, dove i bambini appoggiano le loro cose, una minuscola cucina, dei bagni, docce (che non oserei neanche definire tali, visto che sono un metro per un metro e hanno un buco nel pavimento…) e un ufficio amministrativo.
Tutto qui. Al limite. Nulla di superfluo. Nel cortile c’è una clave a mano per il pompaggio dell’acqua che utilizzano per lavare i piatti e le pentole. Dal lato opposto due catini di pietra dentro i quali lavano i loro vestiti.
Il pastore (fratello James) che segue l’orfanotrofio è un uomo anziano, molto riservato, e con la moglie si prende cura dei bambini dalla mattina alla sera. Assieme a lui ci sono altri uomini e donne che danno un contributo spot, che si danno da fare nel centro cucinando e servendo i bambini, con cui purtroppo non abbiamo comunicato a causa della lingua. A loro proposito ci ha particolarmente colpito quanta dedizione nel servirci, anche solo porgendoci dell’acqua o una sedia su cui accomodarci.
La giornata qui al centro è molto piena. Inizia presto al mattino (ore 05,30) con la preghiera, segue con i mestieri, la colazione e poi a scuola fino alle 17 circa. Qualche gioco, storia biblica, cena e alle 21 nanna, pronti per l’indomani. I loro letti non sono poi il massimo della comodità: dei teli di paglia stesi sul pavimento e una specie di lenzuolo per coprirsi di notte. Un po’ “dura” come sistemazione, di certo per noi, ma per loro che sono abituati nessun problema.
Per concludere la giornata appena trascorsa, ci godiamo alcuni canti nelle loro lingua locale, il telugu, che rallegrano i nostri cuori. Ora è tempo di andare… li abbracciamo di nuovo tutti e li baciamo, col pensiero che ci rivedremo ancora, tra qualche giorno.. e loro ci salutavano, con le piccole manine, ripetendo in coro le parole: “GE-SU’, GE-SU’, GE-SU’!”
Fantastico!
Ci rimettiamo in viaggio, altre 2 ore e mezzo, per arrivare in hotel, per una doccia, cena veloce e qualche telefonata ai nostri genitori. Domani ci aspetta una giornata lunghissima: visiteremo 5 orfanotrofi della zona, per un totale di circa 125 bambini. Grandi benedizioni all’orizzonte. Notte.
Mercoledì 23: partenza alle 8. I fratelli, puntualissimi (strano per un paese asiatico), vengono a prenderci con la solita auto e ci portano all’orfanotrofio n. 26, a Guntur, dove ci è riservata un’accoglienza che ritroveremo ovunque… bambini e bambine in fila sui due lati della strada, con ghirlande, striscioni e una marea di fiori, che loro amano lanciarci sul viso! Alla fine della giornata avevamo fiori in qualunque parte dei nostri vestiti!
Per ogni centro visitato, abbiamo condiviso dei cantici, dei giochi, abbiamo simulato dei trenini, scattato centinaia di foto e riso molto con loro. Eravamo una sorta di “attrazione”: persone dalla pelle chiara, provenienti da un paese lontano, vestiti con dei jeans quasi sconosciuti qui, almeno per le donne, abituate a vestire quei coloratissimi abiti chiamati “sari”, molto eleganti.
Nel centro di Guntur, abbiamo visitato la scuola biblica, proprio adiacente ad esso, condotta dal pastore George Wilson, supervisore anche del centro di Vinukonda, dove risiedono i “nostri” bambini.
E così, terminata la visita, ci incamminiamo per visitare altri centri: quello di Intur, Uluvapadu, Galapadu e Ghandi Nagar. Ogni volta che dovevamo spostarci, c’era almeno un’ora di viaggio, per cui la stanchezza, a fine giornata, si è fatta sentire. Però i nostri cuori erano pieni di gioia al pensiero che stavamo portando beneficio a molte anime, incoraggiamento ai pastori e allo staff e sano divertimento.
Ovunque andavamo, ci ha colpito molto l’accoglienza riservataci dai pastori responsabili di ogni centro, i quali ci consideravano come “missionari”, aventi uno scopo ben preciso. E tali eravamo, come d’altronde tutti noi, se viviamo per lo scopo a cui Dio ci ha chiamato!
In ogni centro, facevamo un controllo sui bambini presenti, verificando se ci fossero stati dei cambiamenti rispetto alla lista che ci veniva data. A volte, alcune famiglie ritirano i loro bambini dai centri, per svariati motivi, sia personali che religiosi, al che vengono inseriti dei nuovi bambini. E successivamente, abbiamo fotografato ogni bambino, per dare riscontro al fratello Montante, responsabile dell’ADI-AID, circa i bambini presenti nel centro al momento, affinché lui possa avvisare i sostenitori di eventuali cambiamenti.
A volte, timidamente, alcune bambine ci chiedevano se potessero darci un bacio… come dire di no? È quello che volevamo! E lì si scatenavano: ci abbracciavano, ci saltavano addosso, partivano delle carezze o pizzicotti alle guance… favoloso! Che ridere quando insegnavamo loro dei cantici, cercando anche di tradurne uno dalla nostra lingua a quella locale… specie un canto che recitava: “Gloria al Signor…. Alleluia!” è stato il nostro cavallo di battaglia. Grazie Signore che hai portato più di un sorriso a questi bambini! Che belli ancora quando si guardavano nelle foto che scattavamo: non erano assolutamente timidi di fronte agli scatti, o imbarazzati, anzi… assolutamente “vanitosi” e pronti per mettersi in posa! Quando si riflettevano nella video-camera impazzivano!
La loro età si aggira tra i 6 e i 18 anni. Ma in tutti c’era la stessa voglia di abbracciarci, conoscerti e passare del tempo con noi.
Lì rincontreremo tutti, circa 150, il 28 dicembre, quando si avrà un grande incontro nella chiesa del fratello Wilson, a Guntur. Sarà una bella occasione per loro e di certo per noi! Lasciare la loro quotidianità, spostarsi dal loro villaggio, conoscere altri bimbi, vivere esperienze nuove… anche grazie alla nostra visita, ciò è stato possibile, diversamente non ci sono così tanti momenti per organizzare questi eventi, specie a motivo del costo. Con una parte delle offerte che la nostra chiesa ci ha dato, abbiamo anche aiutato i fratelli sostenendo tutte le spese per lo spostamento dei nostri bambini e non abbiamo aggravato i costi che già sostengono. In particolare, negli ultimi mesi il governo sta facendo pressione affinché le strutture dei centri del ministero Maranatha si adeguino a degli standard di sicurezza (certificazione antincendio, sicurezza impianti elettrici, certificazione della sicurezza dell’edificio e quant’altro). Ovviamente ciò non fa altro che aumentare i costi, pertanto preghiamo il Signore affinché possa provvedere maggiori entrate.
E poi, non c’è da dimenticare che le strutture dei centri che sosteniamo sono in affitto e, spesso, i proprietari aumentano il costo dello stesso o decidono di vendere la proprietà, costringendo tutti a muoversi anche a distanze non brevi, pertanto molti bambini si vedono precludere delle opportunità che avrebbero potuto avere nella loro vita e tornano alla loro povertà, alle loro famiglie malate e disagiate e ai loro idoli… che è la cosa peggiore.
Normalmente i centri sono composti da una stanza principale adibita a dormitorio per la notte, mentre di giorno si trasforma in sala di culto o camera per i ragazzi dove poter riporre le loro cose: ognuno ha una scatola di latta personale, della grandezza di 50cmX30cm, in cui vengono riposti vestiti e oggetti personali. Poi c’è la cucina e piccoli bagni. Alcuni centri hanno anche un piano superiore col terrazzo… un lusso!
Nonostante il minimo indispensabile, i bambini visitati godono di buona salute, a parte uno dei nostri bambini, Yesu Babu, che è stato colpito dall’aviaria, o meglio conosciuta come “febbre dei polli”. Preghiamo Dio che possa guarire presto. In certe nazioni, anche una semplice febbre può essere letale, se non curata in tempo.
La giornata è terminata verso le 19.. una veloce sistemata e alle 20,30 i fratelli sono venuti a prenderci per portarci a cena a casa di un pastore di uno dei centri visitati. Quanta premura nel riempire i nostri piatti! Ci riservavamo sempre il posto migliore a tavola e il cibo più gustoso.
A fine serata, abbiamo accompagnato due pastori alla stazione ferroviaria e dato un veloce sguardo ai treni che collegano Chennai a Guntur. Iniziamo a ringraziare Dio perchè non ha permesso che arrivassimo a Guntur in treno: sarebbe stato uno shock puro viaggiare per così tante ore, ammassati a mille persone e odori di ogni tipo. Dio conosce i nostri limiti!
Giovedì 24: oggi è il nostro “day-off”, giorno di riposo. Sveglia alle 10 infatti. Il pastore Wilson ci ha portato in giro a visitare un museo e poi invitato a pranzo a casa sua, donandoci una bella e rilassante giornata. Il pastore è stato davvero gentile con noi, ci ha riempito di doni e ricordini… addirittura la moglie ha regalato a noi donne un sari, che indosseremo al culto di domenica. E’ perfino venuto il sarto per prenderci le misure per fare il body che va sotto la lunga stoffa. Domenica saremo due perfette indiane.. ma anche per Andrea ci sarà l’abito tipico. Il sarto ha preso le misure anche per lui, per cui saremo 3 turisti (non per caso), immersi nella cultura locale!
Intanto, abbiamo anche approfittato a farci raccontare un po’ della cultura induista, la quale prevede l’adorazione di moltissimi dei, ognuno per un bisogno specifico. La gente vive nell’ignoranza e nella sporcizia anche perché l’induismo porta a trascurare l’igiene il proprio corpo. Le chiese combattono spesso con casi di persone possedute da demoni. Il padre del pastore Wilson era induista prima di conoscere Gesù ed era devoto ad un dio che lo induceva ad adorare le “pietre”. Un giorno ebbe una paralisi che lo immobilizzò a letto. Una donna cristiana per ben 3 volte lo visitò per parlargli di un Dio che guarisce, ma lui continuava a rifiutare le sue preghiere. Ancora, per la quarta volta, la donna insistette e lui accettò. Quella notte il suo cuore si aprì a Dio e alle 5 del mattino, dopo aver confessato i suoi peccati, ricevette anche la guarigione fisica. Gloria a Dio!
Lo stesso pastore Wilson ha conosciuto il Signore in seguito ad una guarigione dal colera… Gesù stesso, in vesti bianche, si è presentato al suo letto mentre era quasi in coma e gli ha detto: “Se confessi i tuoi peccati, io ti guarirò e tu mi servirai”… e così è stato… con potenza Dio è entrato nella sua vita e da lì è iniziato il suo ministero. La chiesa del pastore Wilson che visiteremo domenica è composta da più di mille membri, il 75% dei quali proveniente da un background induista, il residuo da famiglie di provenienza cristiana. Questa giornata ci è servita per renderci conto di quanto lavoro c’è ancora da fare, di quanti bambini siano ancora per le strade e di quante anime siano disperatamente alla ricerca della verità.
Venerdì 25: la giornata inizia con dei sintomi di mal di pancia… subito abbiamo pregato il Signore… sarebbe stato impossibile fermarsi per quelle strade per un malore di qualsiasi tipo… Dio ha immediatamente steso la sua mano su di noi, guarendoci!
Partenza x Vinukonda ore 9, arrivo ore 11. I nostri viaggi continuano e le scene che si presentano, quali donne che portano grandi pesi sulla testa o uomini che raccolgono cotone nei campi, sono ormai da noi ben conosciute. Ma non ci hanno stancano, anzi, notiamo ancora ogni giorno l’assoluta povertà dei posti… anche le case, alcune fatte in mattone con tetti di paglia o di lamiera, altre semplici capanne di paglia, mentre i bambini, scalzi, rincorrono la gallina di proprietà, o cercano qualcosa tra ogni genere di rifiuti. Scene senza senso, che ci fanno riflettere su quanto noi abbiamo di superfluo e quanto poco invece ci sia qui, nella maggioranza della gente, costretta a vivere con un salario di circa 20 € al mese, se va bene, e a volte neanche quello.
Mentre nelle strade del sud Italia si notano spesso cani randagi, qui è usuale trovare delle “mucche randagie”… sono ovunque: agli angoli delle strade, agli stop, sugli spartitraffico. Sono bianche, magre, denutrite. Ma sembra che nessuno ci faccia caso. Spesso sbucano dal nulla in autostrada e invadono le corsie, aumentando le probabilità di fare incidenti. Un vero pericolo.
Arriviamo al centro e i nostri cari bambini ci accolgono festosi. Ci attende un culto al Signore, mentre, man mano che si intonano degli inni, la chiesa inizia a riunirsi e le donne, nei loro coloratissimi sari, si siedono a terra con la solita eleganza. Eravamo circa 150 persone in 90 mq. Incredibile… quanta gente in così poco spazio, che adorava Dio e innalzava il Suo Nome. Noi siamo stati invitati a dare il nostro contributo e abbiamo condiviso dei piccoli passi della Parola, oltre alla nostra testimonianza. A fine culto, ogni persona presente nella sala ha voluto che si pregasse personalmente per lei, quindi abbiamo interceduto per ogni bisogno, spirituale e fisico di ciascuno. La preghiera e l’intercessione ci hanno legato ancora di più a quei fratelli e sorelle. Grazie a Dio anche per questo.
Dopo 3 ore di culto quindi, finalmente gustiamo un buon piatto di riso e pollo (ormai familiare anche questo!), dopodichè ci dedichiamo ai bambini, i quali succhiano letteralmente ogni nostra energia fino alle 19. Oggi avevano perso qualsiasi benché minimo imbarazzo e hanno cantato, ci hanno insegnato delle parole in “telugu”, abbiamo fatto tanti giochi insieme…. insomma, abbiamo condiviso dei momenti speciali, indimenticabili!
La sera è arrivata inesorabile e siamo ripartiti per “casa”. Alle 22 una pulita e via a letto, stanchissimi ma felici!
Sabato 26: oggi shopping! Grazie alle offerte della chiesa di Novara, di alcuni fratelli e di conoscenti esterni alla chiesa, abbiamo raggiunto la somma di 900 euro, con i quali abbiamo comprato una serie di cose indispensabili per i bambini: materassi (quando si parla di materasso intendiamo un telo in paglia che, in Italia, normalmente usiamo per la spiaggia, per adagiare i teli mare), cuscini (che non avevano) e coperte, giochi vari, una bicicletta per uno dei ragazzi più grandi, accessori per la pulizia, occorrente per la scuola (penne, matite, ecc.), degli armadi in cui riporre le loro cose e, stoffe per cucire dei nuovi abiti (un cambio a testa), scarpe e calzini… che gioia quando abbiamo consegnato i regali! Erano così eccitati e riconoscenti che gli avremmo voluto regalare il mondo intero!
Penso che in questi giorni i bimbi abbiano anche imparato il valore del bacio sulla guancia. Il primo giorno non erano molto entusiasti della cosa, forse non è loro costume farlo, ma oggi abbiamo visto che, anche tra di loro e nei nostri confronti, specie le femminucce usavano questo gesto d’affetto.
Ogni volta che andiamo via dalla casa è una gioia mista a sofferenza… loro iniziano a circondare l’auto e allungano le loro manine per salutarci… che tenerezza! E poi noi, con un fare “autoritario” diciamo loro di spostarsi, per non farsi male… arrivederci bimbi! Li rivedremo, per l’ultima volta, lunedì, quando avremo l’incontro con le 6 case accoglienza che abbiamo visitato. Ci mancherete bimbi, anzi, ci mancate già!
Domenica 27: ore 9. La figlia del pastore Wilson viene a prenderci in hotel, ma prima ci aiuta ad indossare il sari, visto che per noi sarebbe stato impossibile capire come “arrotolarsi” in quella lunga stoffa.
Finita la “vestizione”, andiamo in chiesa per un culto che durerà 3 ore e mezzo.
Lode, adorazione, testimonianze, predicazione… insomma, nella casa di Dio sappiamo cosa può esserci. In questo caso, si sono succedute numerose testimonianze, circa una quindicina, della durata di pochi secondi per ciascuna. I fratelli raccontavano solo del miracolo, della guarigione e di tutto ciò che Dio aveva fatto per loro… non parole, ma fatti, per la gloria di Dio. Poi è toccato a noi dare un contributo: Giada e Andrea hanno portato un canto, poi noi sorelle la nostra testimonianza di come abbiamo conosciuto il Signore e Andrea ha predicato. A fine culto, anche qui abbiamo pregato per ciascuno di loro personalmente.
Subito dopo, ci è stato offerto un gustoso pranzo a casa del pastore Wilson. Pensate, qui l’usanza è questa: quando ci sono degli ospiti, questi mangiano per primi a tavola. Quando finiscono, allora la famiglia che li ha ospitati può avvicinarsi a tavola, prima per loro sarebbe come disonorare gli ospiti. Finito il nostro pranzo, ritorniamo in hotel per riposare e rilassarci. Ne abbiamo bisogno.
Lunedì 28: alle ore 16 i fratelli vengono a prenderci in hotel e, insieme al fratello Finny, che ci ha raggiunti da Chennai, entriamo in chiesa dove ci aspettano con tanta gioia 150 bambini.
Il programma prevede un susseguirsi di canti, scenette, danze. Nonostante la cultura e la lingua siano diverse, i bambini, in ogni parte del mondo, amano giocare e divertirsi.
Il fratello Finny ha portato due parole di saluto, dopodichè ci è stata data l’opportunità di dire qualcosa per concludere l’evento, e abbiamo ringraziato Dio per la splendida opportunità che Lui ci ha dato… non perdendo l’occasione per far cantare un canto a tutti i bambini, nella loro lingua locale. E’ stato meraviglioso vederli impegnarsi nel canto, con tutto loro stessi!
I fratelli locali hanno onorato noi e il fratello Finny regalandoci delle ghirlande, un mantello e una targa in ricordo dell’occasione, ma il fratello Finny ha preso i suoi “doni” e ci ha commissionato di regalarli al nostro pastore Scianna, in segno di ringraziamento.
In questa occasione, il fratello Finny ci sottolineava la necessità di dare un futuro post scolastico ai bambini e, se Dio vorrà, costruire un centro, comune a tutte le case sostenute, che possa insegnare loro un mestiere. Ovviamente ciò comporta moltissime spese, ma anche questo è nelle mani di Dio. Certo sarebbe un peccato disperdere gli anni di studi fatti, senza metterli a frutto per un lavoro specifico.
La serata si è conclusa con una cena e infine è arrivato il momento dei saluti. Uno strazio. La cosa più difficile negli ultimi 10 giorni. Distaccarsi da loro è stata una vera sofferenza. I loro visini lentamente si allontanavano nelle auto che li riportavano alle loro case. Ci rivedremo bimbi, se Dio vorrà… siate forti e crescete nella grazia di Dio… non dimenticatevi di Colui che vi farà sempre del bene!
Martedì 29: ritorno a Chennai e sistemazione nel centro Maranatha, dove i fratelli ci hanno riservato delle camere molto accoglienti. Sera: cena in un ristorante italiano offertaci dal fratello Finny e famiglia, per pre-gustare il rientro a casa.
Mercoledì 30: ore 11 conosciamo il fratello Vijai, responsabile del centro Eben Ezer, a 15km da Chennai. Questa opera si occupa anch’essa di aiuto ai bambini e sistemazione in centri di accoglienza diurni e serali e le ADI-AID danno il loro contributo sostenendo circa 300 bambini. In mattinata, quindi, abbiamo visitato un centro di circa 200 bambini, anche se, a quell’ora, erano presenti sono un centinaio, poiché i restanti erano a scuola per dei programmi speciali. Passiamo un po’ di tempo con loro, gustando alcune danze, dei cantici e insegnando loro un piccolo coro, con la promessa che, se Dio ci darà grazia di tornare, dedicheremo loro più tempo. Ci colpisce molto la struttura di questa casa accoglienza: innanzitutto è una casa di proprietà, comprata diversi anni fa, quando i prezzi erano ottimi per questo tipo di investimento. La struttura è molto grande ed ha uno spiazzale enorme dove i bimbi possono giocare e trovare svago. Lo staff che si occupa dei bambini è di 15 persone. Accanto alla casa è stata allestita una struttura come “centro medico” per tutto il villaggio locale. I fratelli stanno facendo un’opera di sensibilizzazione tra gli abitanti del posto per la prevenzione di malattie, l’igiene personale, ecc. La struttura è molto bella, pulitissima (diversamente dagli standard indiani) e ci lavorano diversi fratelli e sorelle. Il prossimo mese sarà aperto, accanto a questo edificio, un centro di ritrovo per anziani diurno, per combattere il problema della solitudine e dell’abbandono. Dopodichè il fratello Vijai ci ha portati di nuovo in città, per visitare gli uffici dell’associazione Eben Ezer e il coffe shop (piccolo bar) che hanno aperto per dare un posto ai giovani cristiani per frequentarsi e condividere la propria fede. Oltre al bar, ci sono due negozietti che vendono degli oggetti fatti a mano da alcune donne che, in seguito allo tsunami, hanno perso tutto. La moglie del fratello Vijai si occupa di questo ministero tra le donne e condivide con loro, oltre alle cose spirituali, questo piccolo business per dare loro una fonte di sostentamento. Il tutto ci ha davvero rallegrato, perché i fratelli stanno cercando di nutrire lo spirito e anche dare delle opportunità lavorative per risollevare le sorti di certe persone.
In serata ci attende l’ultima tappa di questo viaggio: visita ad un centro Maranatha a Chennai, dove risiedono 85 bambini maschi. Anche in questo caso, ci troviamo di fronte ad una struttura di proprietà, gestita da solo 4 fratelli e sorelle, molto grande e carina, accanto alla quale vi è una scuola frequentata da circa 300 bambini. Ci colpisce il metodo “autoritario” usato dal pastore che cura questa casa, ma ovviamente, dato il numero di ragazzi, bisogna fare così per non farsi mettere i piedi in testa. Ancora qualche canto con loro, condivisione di alcuni versi della Parola e via, di ritorno a casa per la cena e la partenza per l’aeroporto.
Giovedì 31: il volo è durato circa 11 ore in totale, con scalo a Dubai. Arriviamo a casa sani e salvi, in ottima salute e ripieni della benedizione di Dio, che è ciò che più conta. Ringraziamo Dio per come ci ha protetto e sostenuto e crediamo che questo sia solo l’inizio. Tutto ciò che Dio fa è per un motivo particolare e, se noi rimaniamo ubbidienti alla Sua voce, Egli ci farà vedere il frutto della Sua Parola seminata in noi. Crediamo che l’India abbia molto bisogno di noi, del sostegno finanziario della chiesa, delle nostre preghiere. Preghiamo Dio che ci guidi. “Chi dunque sa fare il bene e non lo fa, commette peccato.” (Giacomo 4:17)
E concludiamo con un immenso GRAZIE a Dio in telugu: “UANDANAMALU’!”
Solo a Dio la gloria per ogni cosa!
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Lupi vestiti da pecore!!!…something about YOGA
Mi è capitato che una madre chiedesse il mio parere sul fatto che la scuola di sua figlia proponesse sessioni di yoga durante
l’orario scolastico. Mi sono documentato e dopo una breve ricerca mi sono imbattuto in un documento che riassume le origini, lo scopo, le tecniche ed i pericoli di questa pratica/disciplina/religione che può sembrare innocua ed un innocente esercizio fisico, ma che nasconde diaboliche radici. A voi la lettura…in pdf…un pò lunghetta ma utile. Consiglio vivamente di leggerla. SCARICA ALLEGATO –>
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Grace Cafè

2Corinzi 1:20
Infatti tutte le promesse di Dio hanno il loro «sì» in lui; perciò pure per mezzo di lui noi pronunciamo l’Amen alla gloria di Dio.
Nella vignetta : “Potrete ordinare qualsiasi cosa che si trova sul menù! Il Proprietario ha già pagato il vostro conto!”
Bible Across America Tour!!!
Oggi segnaliamo un’iniziativa yankee…Il Bible Across America Tour!!! Vediamo brevemente in cosa consiste…
A 30 anni dall’uscita dell’edizione NIV (versione inglese della Bibbia| acronimo di New Intenational Version) la nota casa editrice americana Zondervan, tra le prime per la pubblicazione di bibbie, ha organizzato un tour pianificando 90 soste in 90 città di 44 stati invitando i cittadini a scrivere una nuova versione della bibbia.
Ogni cittadino avrà la possibilità di scrivere, a mano, uno dei 37.173 versi che compondono il libro più letto del mondo e della storia. A bordo di un camion percorreranno più di 15.000 Km raggiungendo università, piazze, parchi, etc accompagnando gli americani a riscoprire la bibbia in un modo originale e non aggressivo.
Sono partiti il 30 ottobre 2008 per finire il 22 marzo 2009. A parer mio un’ottima iniziativa per portare l’attenzione alla Parola di Dio in mezzo a tante distrazioni…Qui il link del sito ufficiale dell’evento nel quale potrete trovare il blog per seguire day -by- day il tour. www.bibleacrossamerica.com. Chissà che un giorno si potrà fare un Bible Across Italia Tour!!!
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Isaia 6:8

Riproponiamo il sito JoshuaProject.net per mostrare una delle funzioni di questo database contenente una grande quantità di informazioni (costantemente aggiornate) sui gruppi etnici sparsi nelle varie nazioni del mondo. Dalla Home Page cliccando sul pulsante “start here” e poi su ” view by unreached”, si approda in una pagina che propone la lista dei gruppi etnici meno raggiunti o addirittura totalmente non raggiunti dall’evangelo. Se clicchiamo sul titolo della colonna “Progress scale”
ordinando in ordine progressivo da 1.1 a 1.2, vedremo elencati i gruppi di persone non ancora raggiunti dalla Parola di Dio. Sembrerà impossibile ma queste persone non sanno dell’esistenza di Gesù Cristo…non ha mai sentito parlare del Figlio di Dio…Isaia 6:8 Poi udii la voce del Signore che diceva:«Chi manderò? E chi andrà per noi?»Allora io risposi: «Eccomi, manda me!»
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